Domande indecenti

“Quando trovi il tempo per scrivere?” è una domanda subdola, perché non è volta a conoscere la risposta (es. di notte o in fila alla posta o al cesso).

Non ho mai sentito nessuno passare davanti a un bar in orario aperitivo e chiedersi ‘dove lo trovano questi il tempo per uno spritz?’ o peggio vedere un fumatore appartato e porsi analoga domanda.

Scrivere è un vizio, come rosicchiarsi le unghie, quasi una specie di tic: osservi qualcosa e ti viene da buttare giù due righe, provi un’emozione e vuoi fissarla, hai un pensiero ricorrente e vuoi stigmatizzarlo, ti viene un racconto e vuoi condividerlo.

Fino a che non l’hai deposto nero su bianco ti senti prigioniero, schiavo di frasi in cui il soggetto rincorre aggettivi capricciosi, ninfe prede di un satiro.

Tossico in crisi di astinenza, ti accontenti del metadone degli attimi vacui tra un’attività e l’altra, di ritagli di tempo misurabili in frazioni di minuto.

I periodi si aggrovigliano se non li stendi, come i panni che restano nel cesto umidi: o li sciorini al sole oppure si impuzzano, prendono odore di stantio.

Come un pellerossa che schiva i dardi della tribù avversaria cerchi di mancare tutte le interferenze, i vari dove hai messo la mia maglietta?, da quanto tempo bolle la pentola?, che giorno è domani? e tutti gli interrogativi mistici ed urgentissimi che sembrano aver atteso quell’istante di quiete per palesarsi.

Solo riuscire a scrivere ti libera la mente da questi fantasmi; solo quando hai concretizzato il pensiero in inchiostro o in byte ti fa sentire di averlo messo al sicuro, al riparo, come un bambino bisognoso di protezione.

Ironia delle circostanze, quando il tempo lo trovi mancano completamente le idee: tabula rasa, nessun concetto, un cimitero di parole inermi, grida lanciate contro una parete troppo distante che non ricevono un eco di ritorno.

‘Quando trovi il tempo di scrivere…’ si completa del suo corollario malcelato ‘… che io non trovo nemmeno il tempo di leggerti?’.

Che poi, la fila in posta, la seduta al wc, la notte… ce li avrai anche tu, no?

‘Quando trovi il tempo di scrivere?’ sottintende la coda di paglia del mancato lettore di non riuscire a stare al passo.

È come se per seguire i mondiali di calcio un appassionato non trovasse il tempo: il tempo si ricava per ciò che sta a cuore.

Ogni volta che qualcuno mi chiede ‘Quando trovi il tempo di scrivere…’ io recepisco un valore aggiunto che si traduce in ‘…tutte quelle troiate?’.

Allora mi spengo, mi limito, evito di intrappolare in soggetti, azioni, avverbi (pochi, Stephen King suggerisce di limitarne l’uso) e li lascio decomporsi nella mia testa per paura di disturbare chi non è interessato.

‘Quando trovi il tempo di scrivere?’ è una domanda avvilente perché dissimula disprezzo; ed è una domanda disonesta perché sposta il soggetto dell’incapacità.

Non fatemela più!

13 Replies to “Domande indecenti”

  1. Io scrivo appena posso.
    Raccolgo le idee su foglietti, piccoli files sul pc, annotazioni sullo smartphone…
    E poi quando finalmente ho tempo (pausa pranzo, ore serali, weekend) faccio in modo che le idee prendano forma.
    E poi rileggo 100 volte ciò che ho scritto, per trovare il modo di migliorare e correggere.
    Non è facile trovare il tempo per scrivere, tuttavia.

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    1. Una mia amica ha guardato tutte le stagioni di una serie su Netflix… poi ha fatto la moltiplicazione della durata di ogni puntata per il numero di episodi… ha detto che non ne inizierà a guardare altre ! 😉

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