La fatturazione elettronica spiegata a mia nonna

Siete in vacanza in qualche posto esotico, vi state annoiando su una spiaggia deserta, siete in fila in qualche impianto di risalita sulle Alpi?
Allora questo post non fa per voi, continuate a rimirare il paesaggio!
Se invece state inanellando pranzi e cene e accumulando calorie per l’inverno, sicuramente uno dei vostri commensali ad un certo punto tirerà fuori l’argomento.
Questo è un vademecum per far vedere che ne sapete qualcosa anche voi, senza pretesa di esaurire l’argomento.
Dal 1/1/2019 entrerà in vigore l’obbligo di emettere la fattura elettronica.
Chi come me è nato prima del 1985 conserva probabilmente un chiaro ricordo di quel 31/12/1999 quando pareva che, allo scattare della mezzanotte, il millenium bug ci avrebbe riportato all’età della pietra.
Fino a quel giorno gli anni si esprimevano con le ultime due cifre e nessuno metteva in dubbio che si trattasse di un abbreviazione in cui si ometteva millenovecento.
Dal giorno dopo cosa avremmo detto? uno? zerouno? duemilauno?
I computer in particolare sarebbero andati in tilt.
Panico, lo stesso che un paio di anni dopo avrebbe serpeggiato per l’entrata in vigore dell’euro.
Tutto ovviamente sempre dal primo gennaio, che se alle 23.59 la bottiglia di spumante la potevi pagare ancora in lire, BUM dalla mezzanotte in poi solo in euro, e tutti pronti con la calcolatrice in mano a convertire al centesimo.
Ecco, versiamo in situazione analoga, quanto a fibrillazione ed ansia.
Che cosa è la fattura elettronica esattamente? Io per prima credevo che fosse un foglio di word, anzichè un pezzo di carta di formaggio, su cui si scriveva il prezzo di una prestazione, o di un bene.
La fattura elettronica, da qui in avanti fe per gli amici, è in realtà qualcosa di più.
Non è semplicemente un documento di testo elettronico, ma è scritto in formato xml secondo uno schema specifico.
Significa sostanzialmente che del logo e dell’impaginazione non gliene importa un granchè a nessuno, l’importante è che la fe contenga tutti gli elementi necessari (la data, l’intestatario, le modalità di pagamento…).
La fe non è una composizione artistica, non lascia spazio alla creatività.
Se pensavate che la cosa si esaurisse qua siete degli illusi.
La fe deve seguire un flusso ben preciso, non è un cane sciolto ma ha dei sentieri predefiniti da battere.
Prima di tutto la fe deve avere un destinatario, e non pensate di poter emettere fattura alla Rossi spa così, semplicemente scrivendo Rossi spa.
La Rossi spa dovrà dotarsi di una modalità univoca di riconoscimento, accreditata.
Questo nei mesi passati ha prodotto un censimento spontaneo delle attività commerciali e professionali.
Ok, adesso che avete prodotto la fattura e indicato il corretto destinatario, cosa pensate? di potergliela mandare? magari via mail, che, si sa, è posta elettronica e pare vada a braccetto con la fe.
Fermi tutti, non potete mandarla direttamente all’interessato, Rossi spa.
Dovete mandarla al SdI.
Non è un refuso, ho scritto ‘al SdI’ perchè si scrive proprio così.
SdI è un acronimo che sta per sistema di interscambio, quindi io scrivo SdI e voi leggete Sistema di Interscambio.
Cosa fa questo SdI?
Convalida, smista e notifica.
Pensatelo come un gigantesco giudice, elettronico chiaramente, che si legge tutti i vostri bei temini, le fatture prodotte in formato xml, e va a caccia degli errori.
Controlla se avete svolto bene i compiti: la somma degli importi non coincide col totale? bocciato! Vi siete dimenticati di mettere la descrizione di un bene? Come cantava Raf ‘no no … nooon passa!’.
Così il SdI vi manda una notifica di scarto (NS per gli amici) e voi sapete che dovete rifare tutto da capo.
Se invece siete stati bravi il SdI vi manda una RC (ricevuta di consegna) e la partita si può ritenere chiusa.
Tertium non datur? MAGARI.
Tertium datur ECCOME.
Esiste la MC, che è una ricevuta di consegna con impossibilità di recapito.
Il che significa che voi avete svolto bene il vostro compitino ma per qualche ragione oscura il cliente è irreperibile, elettronicamente parlando si intende.
A questo punto la procedura è grottesca: voi (fornitori che per semplicità vengono chiamati cedenti o prestatori) dovete telefonare al vostro cliente (committente o cessionario, sempre per farla semplice) ed informarlo che la fe è disponibile nel suo cassetto fiscale.
Aprire il cassetto fiscale è semplice come ricomporre il cubo di Rubik, ma non finisce qua.
Quando il cliente-committente-cessionario avrà aperto il suo cassetto fiscale e preso visione della fe, voi a vostra volta dovrete aprire il vostro cassetto fiscale e verificare la data, per avere la certezza che il ciclo si sia chiuso.
Oppure attendete che ve lo segnali il SdI, ma ad ora non è codificata una notifica di PV (presa visione).
Se poi emettete fe per una PA (pubblica amministrazione) questa ha facoltà di accettare o rifiutare la vostra fe, per cui il giro si allunga, e le possibili risposte si moltiplicano come i Gremlins se gli fate il bagno dopo la mezzanotte.

Tutto ciò nulla aggiunge e nulla toglie alla garanzia di riscuotere ciò che la fe rappresenta solo formalmente, ossia il denaro che ricompensa la cessione di un bene o la prestazione professionale.

Ed ora che avete spiazzato il vostro interlocutore, tagliatevi un’altra fetta di panettone e brindate al 2019.
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Momenti di Natale

Mannaggia alle canzoncine campanellose che dal primo di dicembre mi hanno tintinnato nelle orecchie in loop.

Mannaggia alle renne che si sono mangiate lo scotch e così babbo natale si è ritrovato a chiudere i pacchi con la pritt.

Mannaggia alle cene troppo lunghe, che ti riportano alla realtà di certe conversazioni che per il resto dell’anno riesci ad evitare.

Mannaggia alla fatturazione elettronica e alle mille sorprese che riserva, altro che uova di Pasqua.

Mannaggia allo sfizio di insalata russa, e dei salami, e del bollito col kren, e dei pandori e dei panettoni e dei panforti.

Mannaggia agli auguri che mi sembrano sempre ridondanti, ma poi quando arrivano mi commuovono: davvero ti sei ricordato/a di me?

Mannaggia al mese di dicembre, gonfio di appuntamenti e con quella scadenza improrogabile del giorno 25, entro cui devi incastrare tutto.

Mannaggia alla scoperta che, se anche non riesci a fare tutto, non succederà assolutamente niente: pensi di schiantarti contro il muro ma poi ti accorgi che il muro non c’è.

Mannaggia a certi Natali brutti del passato, che di Natale non avevano un bel niente, che hanno rovinato la magia che Natale è un giorno speciale e poi ti accorgi che non è sempre così.

Mannaggia alla vita che continua, alla meraviglia dei bambini che scartano i pacchi ed esultano, che gridano che babbo natale si è accorto che loro hanno fatto i bravi.

Mannaggia ai foruncoli che non danno tregua al mio viso.

Mannaggia a questo Natale 2018, che è già passato.

Il verso giusto

A volte accade: riesci ad agganciare lo stato d’animo positivo, quello in cui qualunque cosa ti venga in mente si piega dalla parte giusta.

Non capita spesso questa manna dal cielo: talora si tratta di un bene effimero, il tempo di una canzone e vola via.

Sembra di pedalare una bicicletta con il pignone sdentato: a ogni giro dei pedali preghi che quel difetto non si presenti proprio al momento della spinta.

E poi a un certo punto il miracolo riesce, il dente mancante si nasconde alla catena e tu pedali leggero, il moto procede uniforme; imbocchi una leggera pendenza, la gravità ti aiuta, scendi e acquisti velocità.

Le cose riprendono a girare per il verso giusto, così, naturalmente, come si è sempre ritenuto normale facessero.

Invece chissà perché in certi momenti non volevano muoversi nella sequenza giusta, deviavano, prendevano tangenti.

Il vento gonfia la vela nel punto buono, la barca scivola, le mete più distanti sembrano facilmente raggiungibili.