Con un ritmo fluente di vita nel cuore

Nella settimana appena terminata ho lavorato tutti i giorni in presenza, mi sono allenata 3 giorni in piscina macinando vasche per un totale che supera i 10 km, ho persino mangiato in pizzeria in compagnia di amici.

Non si può dire che la vita sia ripartita a pieno regime, mancano ancora tante cose, siamo distanti dalla normalità, ma è già un buon passo avanti.

Un segnale importante me lo ha dato spia della riserva carburante, che é tornata ad accendersi.

Non ho ben capito cosa ci faccia tanta gente ancora con la mascherina, pur trovandosi all’aria aperta e a distanza superiore ai tre metri.
Ad ogni modo ognuno è libero di indossare i DPI che ritiene più opportuni: mascherina, guanti, ma anche caschetto e calzature antinfortunistiche che non si sa mai.

Personalmente mi sento rinata, sto repentinamente dimenticando quel che è stato, le lunghe giornate senza vedere altre facce nè sentire altre voci che quelle dei miei familiari.

Per me, che ho costantemente bisogno di socializzare, che potrei intavolare conversazione anche con i sassi e i fili d’erba, trascorrere la settimana in mezzo alle persone è una boccata di ossigeno.

Mi metto a parlare con chiunque incontro, mi sento come quando a dieta racimoli col cucchiaio tutti i chicchi di riso previsti dalla razione da 80g, sperando di saziarmi con briciole di socialità.

In realtà credo sia una situazione piuttosto comune: alcune domeniche fa mentre pedalavo con Sofia consideravo ad alta voce che in quel giorno ci sarebbe dovuta essere la sua prima comunione.
Una signora mai vista in precedenza, che stava andando a gettare il pattume, si è inserita nella conversazione chiedendo a quando erano state rinviate le cerimonie.

Stamattina ho intravisto una signora abbarbicata a una transenna: il ponticello che congiunge la piscina ai campi da tennis è stato reso inagibile e hanno disposto delle barriere per impedire il transito. Da un lato del ponte il divieto era più morbido, aperto ad interpretazioni, in pieno stile italico. La signora che entrava da quel lato lo ha violato senza grossi problemi.
Dall’altro lato però una coppia di transenne affiancate si è rivelata troppo larga e la signora, diversamente atletica, è riuscita a disporsi a pancia in giù in appoggio sulla parte superiore, ma non riusciva più nè a scendere nè a salire, come Aldo Ballio sulla scogliera in Tre uomini e una gamba.

Scesa dall’auto ho visto questa strana forma di yoga e mi sono fatta qualche scrupolo ad intervenire: uno potrebbe sempre risponderti di farti gli affari tuoi, che sta abbracciando la sbarra perché si sente sola o ha carenza di ferro.
Nel dubbio ho chiesto se le servisse aiuto e lei lo ha accettato volentieri.
Forse se non facevo la domanda avrebbe trascorso la giornata a rosolarsi come una braciola sulla graticola.

L’ho abbracciata per fornire il sostegno necessario a completare l’opera di scavalcamento e una volta raggiunta la terra, in segno di riconoscenza, al grazie ha aggiunto lo stampo di un bacio, un po’ come il Papa quando atterra, solo che la destinataria ero io.

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