L’eccezione

Il 18 maggio 1988, oggi di 30 (trenta!!!) anni fa, moriva Enzo Tortora, noto ai più come ‘il presentatore di Portobello’.

Portobello era un varietà molto seguito agli inizi degli anni ‘80, quando gli apparecchi televisivi erano molto poco diffusi e i palinsesti ancora piuttosto scarni.

Io andavo a vedere la trasmissione da mia nonna, che era rimasta vedova da poco, e che aveva la tv a colori.

Non seguivo con molto interesse gli ospiti; solo una volta me ne è rimasto impresso uno, che presentava la sua invenzione: un materasso matrimoniale con uno scavo nella zona centrale dove i coniugi potevano alloggiare il loro braccio, e dormire comodamente avvinghiati.

Mi ero fatta un’idea un po’ appiccicosa del matrimonio, di conseguenza.

Quello che mi piaceva del programma era la sigla, un cartone animato disegnato da Bruno Bozzetto, con il famoso pappagallo che svolazzava qua e là e gracchiava il suo nome sulla base di allegre note di accompagnamento.

L’altro momento clou della trasmisisone era quello in cui gli ospiti dovevano tentare l’ardua impresa di far ripetere al pappagallo il suo nome.

Gli si avvicinavano guardinghi, gli proponevano cibarie o altre attrattive, ripetevano PO-RTO-BE-LLO con mille intonazioni.

Credo nessuno sia mai riuscito: il volatile rimaneva imperturbabile e i concorrenti, armati dei migliori propositi ed espedienti che si rivelavano sistematicamente fallimentari, se ne andavano sconfortati.

Era una trasmissione popolare, per famiglie e adatta un po’ anche ai bambini. Per la proprietà transitiva anche il presentatore era ritenuto un personaggio popolare, un bonaccione, al pari di quello che poteva essere il mago Zurlì.

Nel giugno dell’83 per Tortora iniziarono invece i guai: alcuni pentiti di mafia fecero il suo nome e lui fu arrestato.

Il suo nome è rimasto legato ad un clamoroso caso di mala giustizia italiana, perché alla fine dei processi si rivelò innocente ed estraneo ai fatti, ma la iniqua detenzione lo minó profondamente e si ritiene che la sua malattia e la prematura scomparsa (aveva appena 60 anni al momento della morte) fossero legate a doppio filo con le vicende giudiziarie subite.

Ho un ricordo nitido del periodo del suo arresto, ero rimasta molto colpita dal caso mediatico che ne era sorto.

Mi chiedevo come fosse possibile che un uomo di spettacolo, apparentemente ineccepibile, si fosse macchiato di crimini così gravi da finire in prigione.

Per fare un esempio ai più giovani, è come se Gerry Scotti venisse dichiarato colluso con la mafia e colpevole di omicidio; ma forse ancora non rende abbastanza chiara l’idea.

Una mattina mentre mi trovavo dalla nonna, che abitava sopra di me, alla radio passavano le ultime notizie sul caso; ricordo di averle espresso tutta la mia perplessità: non mi capacitavo proprio.

Lei mi rispose con una storia di vita vera, relativa alla figlia di una sua amica, famiglia benestante e apparentemente senza problemi. All’epoca in cui l’industria orafa era sulla cresta dell’onda, erano tra i più noti artigiani di Vicenza nel campo. Nonostante questa ‘levatura’ erano comunque amici di vecchia data dei miei nonni e la nonna li portava sempre come esempio.

Insomma ‘sta amica esemplare, che ricordo di aver visto forse un paio di volte in vita mia, tutta agghindata e ingioiellata, trucco e parrucco perfetti, aveva una figlia, Silvia. Forse aveva anche più di un figlio, ma questa Silvia era tristemente nota per essere caduta nella trappola della tossicodipendenza.

Non me lo aveva detto direttamente, aveva fatto tutto un preambolo lunghissimo su quanto fosse una ragazza normale, alle apparenze.

Così argomentava mia nonna per spiegarmi che, nonostante non le mancasse nulla, per motivi misteriosi era comunque scivolata in un abisso dal quale non so se sia mai uscita.

Diceva che sua mamma riteneva impossibile che proprio lei fosse coinvolta in certi giri, lei che non aveva commesso mai nessun misfatto. Eppure.

Non ho mai capito bene il nesso tra la spiegazione di mia nonna e l’errore giudiziario in cui venne invischiato Tortora.

Di base il tempo ha rivelato che anche la regola del sospetto – Nulla è ciò che sembra –  ha le sue eccezioni.

14 Replies to “L’eccezione”

  1. Ricordo abbastanza bene Tortora, più per Portobello che per la sua attività come giornalista. D’altronde non è che in quagli anni ci fossero molti programmi in TV, e Portobello era seguitissimo.
    Quando Tortora venne accusato, ci rimasi malissimo e fui per anni convinto che lui fosse colpevole di ogni accusa. Ci misi davvero molti anni a cambiare idea, ed ora mi rendo conto come per lui debba essere stato davvero un inferno.

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  2. Anche se ero piccola, mi ricordo Portobello. Il ritorno di Enzo Tortora al programma, dopo tutto quello che passò fu commovente e straziante. Lui non era più lo stesso. Troppa ingiustizia, troppo dolore.

    Il pappagallo mi affascinava e quando Paola Borbone lo fece parlare fu magnifico. Magari facessero di nuovo quel programma.

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  3. Ricordo bene la famosa e seguitissima “Portobello”, quante trasmissioni recenti hanno poi attinto a quella, ancora oggi rido se ripenso al tizio che voleva far spianare una montagna per risolvere il problema della nebbia. Credo che Tortora sia stato mangiato da un meccanismo pazzesco e pauroso, credo anche che ne sia morto.

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