Riccione 2016 – giorno 3

Si conclude con un’enorme soddisfazione questo campionato italiano per nuotatori master.

Nei giorni precedenti ho odorato il profumo del podio e assaggiato il gusto del legno, oggi è arrivato il più prezioso dei metalli, nella staffetta 4×50 stile libero.

Un risultato da dividere in quattro? No! Un risultato da moltiplicare per quattro!!!

Se posso arrogarmi un merito è quello di aver rotto l’anima a chiunque ne avesse i requisiti per formarle e presentarle, ‘ste benedette staffette.

La medaglia della rompiscatole mi spettava comunque di diritto, è arrivato anche l’oro!

Ma ciò che entusiasma, al di là del risultato personale o collettivo, è lo spirito di questo genere di competizioni: vedere scendere in acqua un ragazzo ipovedente, o guardare le staffette di 320 anni (somma minima) di età tuffarsi e nuotare con la stessa grinta dei giovanissimi è già di per sè una lezione di vita.

Nell’area antistante la partenza dell’ultima gara mi sorprendo a considerare che 10 anni fa mi trovavo esattamente nello stesso luogo con le stesse persone che allora erano primi incontri, anche fortuiti, e oggi sono diventate delle vere e proprie amicizie.

Una delle sere precedenti passeggiando per il Viale Ceccarini ho acquistato per le mie bimbe una ‘patata’ fatta di segatura che immersa in acqua e opportunamente abbeverata dovrebbe buttare dell’erbetta: la adotto a simbolo di queste amicizie, per me importantissime, nate nell’acqua e cresciute grazie alla stessa.

Gli starter oggi sono stati molto lenti, forse il loro intento era farti scendere il sangue alla testa tra l’a posto e il beep, in modo da privilegiare le energie mentali, che dove non arrivano le gambe arriva la testa.

Che altro aggiungere? Una volta finite le gare e chiuse le vasche si accende la musica e sul prato si riversano centinaia di persone elettrizzate, a festeggiare, a ritirare le medaglie, a scattare le foto di gruppo.

Le stesse persone che pochi giorni fa arrivavano a popolare lo stadio del nuoto e ora si accingevano ad abbandonarlo.

Persone che per alcuni giorni hanno vissuto al di fuori del tempo, senza età, e da domani ritorneranno alle loro occupazioni quotidiane, al lavoro e anche a pensare già alla prossima gara.

Colgo l’occasione per ringraziare chi mi ha fatto, a turno, da baby sitter, o meglio dire da badante forse, aiutandomi a recuperare tutto ciò che rischiavo di smarrire, automobile inclusa (a essere precisi avevo smarrito il parcheggio).

Io ho concluso il campionato con l’ultimo esperimento in materia di gelati: il cornetto choco-coco; ultimo perché ho capito che tutte le variazioni in tema di cioccolato sui gelati sono dei gran bidoni (quello che sembra un innocuo disco di copertura affonda le sue radici nella punta infima del cono).

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3 Replies to “Riccione 2016 – giorno 3”

  1. mi mancano queste cose: l’atmosfera di festa, le chiacchiere in prechiamata e soprattutto le chiacchiere dopo la gara, l’incontro con persone che vedi poche volte l’anno ma che saluti sempre con un gran piacere e tutto quello che rende una gara master più “colorata” di una gara di agonisti.

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