Parco Cavour

Appena cinque giorni prima che nascesse Viola, piena estate 2014, avevamo trascorso una giornata al parco acquatico Cavour, di Valeggio sul Mincio. 

Si tratta di un’enorme area immersa nel verde, sorella del parco Sigurtà, stessa zona, ma con piscine e scivoli al posto di saliscendi e coltivazioni floreali.

Delle attrazioni che sfruttano la forza di gravità mi era rimasto il desiderio, perché per ovvi motivi quel giorno avevo preferito godermi le vasche ‘pianeggianti’.

È un parco acquatico adatto ai più piccoli, a differenza del più adrenalinico Caneva Sport, meta delle mie prime uscite fuori porta da post adolescente, o del più famoso Acquafan.

Gli scivoli non hanno pendenze importanti, per la maggior parte sono piuttosto bassi e tranquilli. Inoltre ci sono vasche ferme, a temerarietà zero.

Siamo ritornati con Viola, a breve treenne.

Il primo approccio è stato con la piscina oasi, ricavata su un fondo di ghiaia fine, con un’isola artificiale al centro. Viola stava aggrappata fissa alla mia spalla, teneva appena i piedi in ammollo, e dovevo cantare una canzone di pirati in loop perché si sentisse a suo agio.

Poi ci siamo spostati sull’attrazione fatta a forma di vascello, dove alcuni forzieri si riempiono di acqua e quando colmi si rovesciano addosso a chi sta sotto; una scaletta a chiocciola ti porta alla selezione di tre scivoli di diverse pendenze. Per Viola la scelta migliore è stata di ripercorrere la scala al contrario.

Ci siamo quindi spostati verso quello che era stato il mio rammarico maggiore tre anni fa: lo scivolo ghiaccio. È uno dei due scivoli più alti che il parco ospita, ricreato in un’atmosfera da iceberg: l’attesa lungo la scala per la salita è suggestivamente fresca. 

La discesa prevede 6 corsie parallele su un appoggio morbidissimo, da percorrere seduti o distesi. Lo avessi affrontato allora, considero mentre scendo, avrei potuto espettorare Viola con un colpo di tosse una volta giunta a valle, perché la sensazione era proprio quella che l’acqua mi si fosse incanalata in ogni orifizio a gran velocità: naso, bocca e poi a scendere.

Dopo questa avventura Sofia ha voluto soffermarsi in un’area per i più piccoli: un cartello riporta la dicitura ‘Area adatta a ragazzi di età compresa tra 0 e 15 anni, di normale peso e corporatura’.

Mentre sorveglio Sofia osservo un papà che scende lo scivolo tenendo in braccio il figlio: 15 anni inequivocabilmente superati da quella volta, e ancor più inequivocabilmente fuori dai parametri di corporatura e peso ‘normali’.

Lo scivolo, grazie ai fattori cautelativi che si applicano in ogni calcolo di struttura, ha retto; ma il papà non aveva fatto i conti con il fondale molto basso che lo attendeva: arrivato in velocità ha impattato con i talloni e facendo ‘cao-leva’ * ha barcollato un bel po’ per non investire il figlio intrappolato tra le sue gambe.

Viola dimostra che quando distribuivano il coraggio lei era in fila per l’appetito, rifiutando anche questi scivoli.

Sofia mi chiede di salire su una struttura chiamata Kamikaze, dalla quale la rimandano giù a scala perché non ha ancora compiuto 10 anni. A me invece lasciano scendere senza riserve. Sono tre corsie metalliche, piuttosto spigolose: scelgo quella centrale e arrivo rapidamente a valle, dopo un saltino nel vuoto a metà percorso che mi ha fatto rimpiangere il confort dello scivolo ghiaccio e lasciato un’ammaccatura sulla schiena. Deve essere il motivo per cui non c’era fila di persone in attesa.

Dopo una sosta per la merenda, consumata in una zona all’ombra su un tappeto erboso fittissimo, ritorniamo all’acqua: è la volta di un percorso su zattere successive a cui approdare con equilibrismi dipendenti dalla propria abilità: salti, aiuto delle corde, passi lunghi e calibrati. Da qui altri tre tipi di scivoli e più sotto una spiaggia artificiale con un’attrazione adatta ai piccolissimi.

Ritorno alla sorveglianza su Viola e la persuado a provare almeno uno di tutti gli scivoli disponibili: è uno scivolo perfettamente analogo a quelli del parco giochi, quasi asciutto. Raggiunta la consapevolezza che il gioco non è oltre le sue possibilità si lancia in un altro scivolo, stavolta con delle curve che le fanno guadagnare un minimo di velocità. È quasi ora di tornare a casa quando si rende conto di quanti altri scivoli ci sono: ora vuole provarli. Entra finalmente in acqua fino alle ginocchia, si piega verso avanti e mi chiede: “mamma… come si fa a nuotare?”.

Gioia inesprimibile per me questa sua nuova curiosità, rovinerei ogni ricordo cercando di descriverla.

Ma il parco non è solo un parco acquatico: ci sono i tappeti salterini, gli spettacolini, il truccabimbi; aree per giocare a pallone; un laghetto con le anatre; si può scegliere di sostare all’ombra, o sotto l’ombrellone, oppure in una delle spiaggie artificiali.

Ci sono bar e tavole calde. Insomma, non manca nulla per trascorrere una giornata estiva con la famiglia.
* cao-leva: espressione dialettale per indicare il rischio di ribaltamento attorno ad un fulcro.

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