Giornata tipo

Sometimes I feel I’m gonna break down and cry

Così inizia Living in my own di Freddy Mercurie e cosi trascorro io buona parte delle mie giornate lavorative: sul punto di crollare e scoppiare a piangere.
I problemi ci sono ovunque, come è naturale che sia. Ma quando il modus vivendi è il mainagioia ne escono (i problemi intendo!) tutti ingigantiti.

Non mi logora la fatica, o la difficoltà, o la pressione della lotta contro il tempo, dell’urgenza come unità di misura di ogni tempistica.

Ciò che mi abbatte è la disistima: la considerazione aprioristica dell’equazione universo uguale merda.

Tutto è sbagliato, tutti continuano a sbagliare per il solo fatto di esistere e di essere altro da chi parla.

Questo kafkiano processo a tutte le intenzioni mi rovina.

Durante le pause cerco di astrarmi, di affondare lo sguardo altrove; le orecchie cercano di amplificare ogni melodia, fosse anche il pulcino pio, ma mi aggrappo a qualsiasi nota ben accordata per far scoccare la scintilla nel carburatore della mia fantasia.

Cerco di pensare ad altro, mi trasporto altrove con la mente, ma la presenza delle persone con cui divido la giornata e i loro dialoghi, spesso monologhi, sono più forti, mi attirano e mi scaraventano contro la realtà peggio dell’attrazione gravitazionale.

Monologhi intrisi di qualunquismo, densi di auto elogio basato sullo sminuire il prossimo; dialoghi (o monologhi) nei quali non provo nemmeno più a inserirmi.
Indosso un’uniforme, intesa non come casacca, ma come atteggiamento mentale, che mi sta stretta: una serietà, un silenzio, un’indifferenza, un’apatia che non mi si addicono per niente.

Mi sento schiacciata da un piattume che mi svuota di tutte le energie vitali. 

Ma essere me stessa vorrebbe dire esprimere gioie e dolori, svelare debolezze che appesantirebbero ulteriormente la mia posizione.

Questa bruttura interiore esce dalle persone e mi si attacca addosso: dal brutto dentro si passa alla brutta fuori, faccio da schermo e cerco di non farmi travolgere da questo uragano di negatività ed ansia.
Quando arrivo al mattino mi sento Emily Ratajkowsky e quando me ne esco la sera mi sento la strega di Biancaneve.
Ovviamente sono ben conscia del fatto che il primo termine di paragone è ben distante dalle mie fattezze, ma non potevo rendere l’idea di come mi precipita lo stato d’animo, mi serviva per generare estensione.
La sera comunque mi sento veramente la strega di Biancaneve.

Annunci

7 Replies to “Giornata tipo”

  1. La gestione dei rapporti umani è quanto di più complesso possa esistere. Nemmeno le più complicate equazioni in n variabili possono competere a livello di difficoltà perché lì, almeno una soluzione c’è, mentre negli intrecci realzionali, subentrano miliardi di fattori. Piccole faide, concetti quali simpatia o antipatia a prescindere, repulsione a pelle, non permettono di trovare il valore X che rende unica la soluzione.
    E poi,davvero, sembra che l’unica ragione per cui un collega ti rivolge la parola sia quella di sparlare del collega dell’ufficio poco più in là!

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...