Qual è l’età giusta?

Semel in anno riusciamo ad organizzare una giornata di sci, e ieri finalmente siamo andati in montagna.

Non sono un amante della montagna a 360•, per me la salita è un concetto difficile da assimilare, quindi niente camminate estive.

Mi piace la discesa, e mi piacciono i colori della montagna, spettacolo ormai noto, ma che infonde sempre una certa meraviglia: i cieli azzurri e tersi, segnati da nuvole color latte e qualche scia degli aerei.

E poi il verde brillante dei pini, la distesa di neve bianca, gli sciatori che si muovono così agilmente mentre scivolano e la gravità se li risucchia in giù, ma in piano sono tutti impacciati nei movimenti dalle attrezzature e dagli appoggi che si estendono ben oltre i piedi, ma che non si vedono.

E il profumo dell’aria, fresco, pulito, freddo.

Oltre al paesaggio e all’attività sciistica mi piace il momento della risalita: capita spesso di incontrare altre persone, scambiare qualche parola o solo ascoltare altri discorsi, simpatizzare.

Ieri la prima risalita l’abbiamo condivisa con una compagnia di ragazze giovani e con un uomo col figlio al seguito.

Le ragazze erano molto graziose, ma a tanta bellezza faceva da contraltare una parlata piuttosto grezza. Ascolto, senza la curiosità di capire di cosa parlano, ma cercando piuttosto di intendere come parlano.

Quella che sulle prime mi era parsa una lingua dell’est, si rivela un dialetto della lingua italiana. Il mio orecchio si dispone come quando si sintonizzava la stazione della radio con la rotellina, in cerca della migliore frequenza. Mentre ascolto è come se il motore della mia comprensione linguistica si scaldasse, e individuo la provenienza di queste bucoliche donzelle.

Dall’altra parte l’uomo col figlio, contestualmente alla mia scoperta, si arrende ed esclama sconfortato “Io non sto capendo una parola di quello che dite!”.

Nemmeno io in effetti ci avrei capito un acca, pur abitando ad una distanza geografica dal Delta del Po inferiore a quella dell’uomo, che denotava una provenienza dal centro Italia, se non fossi abituata alla cadenza da conoscenze di persone del posto.

Mi piacerebbe chiudere qui il racconto, o al limite con la narrazione di quello che si è avventurato su una pista rossa col figlio principiante, e che ci hanno impiegato il tempo di due discese mie della stessa, una con Sofia al seguito, più la nostra pausa per la merenda, per arrivare a valle.
Invece è accaduto un episodio che mi ha lasciato un grosso interrogativo: Sofia decide di scendere dalla pista baby, servita per la risalita da uno ski-lift. Mentre l’accompagno e siamo in fila un bambino supera la fila di attesa, nella zona di imbuto prima di allinearsi, e ci passa davanti. A seguire, rapidamente, un altro, forse suo fratello. Di lì a poco una terza bambina evita in maniera palese la fila e si mette giusta davanti a me e Sofia.

Uno passi, due già mi irritano, tre è troppo: la richiamo e le dico, rivolgendomi a tutti e tre, che anche noi siamo in fila, di mettersi dietro.

Due papà da dietro la transenna che separa le persone in fila si ergono immediatamente in sua difesa: “eh ma è una bambina!!!”.
È la prima volta da quando sono diventata mamma che arrivo a riprendere dei bambini che non siano le mie figlie; generalmente oltre al “eh dai su … è piccolo” arrivava anche il resto “capirai quando avrai dei figli”. 

Davanti alla giustificazione della tenera età mi sento come un giocatore di poker pronto a calare l’asso: mi sposto quel poco che basta a lasciar vedere Sofia, e rispondo che anche io ho una bambina (e la mia rispetta la fila!). Aggiungo quindi che l’educazione, e il rispetto della fila, va insegnata sin da piccoli.
“Eh ma che modo – protestano i due, assalendomi – stia calma!!! Non è questo il modo!”

Mi trattengo dall’abbandonare la fila per andare lì a farmi spiegare quale sarebbe il modo giusto, visto che non l’hanno ancora individuato, e rispondo che spetta appunto a loro spiegarglielo, anziché intervenire in difesa di un simile comportamento.

Mi incalzano chiedendomi quanti anni ho, e decido di abbandonare la discussione, perché se esiste un’età giusta per iniziare ad insegnare l’educazione, pare che anche loro non l’abbiano ancora raggiunta.

Anche Sofia ha capito che il teatrino mi ha parecchio infastidito e ritorniamo alle piste azzurre.

Ma quando ritorniamo alcune ore dopo alla pista baby, i tre bambini sono ancora lì a superare le file, aiutati dai genitori che li fanno passare davanti a tutti proprio dove si chiude l’imbuto, indicando la direzione in cui infilarsi.

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20 Replies to “Qual è l’età giusta?”

  1. Probabilmente quei bambini, quando avranno 20 anni, faranno come il ragazzo coi capelli rosa che ieri sera, ad un concerto, ha sgomitato per arrivare in prima fila e si è pure arrabbiato con quelli che non l’hanno fatto passare e gliel’hanno fatto notare.
    Prima pensavo che questa gente fosse talmente stupida da pensare che a noi piacesse fare le file. Invece lo sanno, non sono stupidi. Non hanno rispetto per gli altri, sono egoisti nelle piccole cose. E penso lo siano pure nelle grandi.
    Iniziano da piccoli e per loro, crescendo, sarà sempre così perché è l’unico modo di comportarsi che conoscono.

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      1. Ricordo che anni fa, in spiaggia, una bambina di circa 7 anni, mi è passata in faccia con il materassino… la madre si è arrabbiata con me perché ho lanciato un’occhiataccia alla figlia!
        Idem ad una mia amica a cui, un bambino sui 4 anni, in metropolitana, le è salito in braccio con le scarpe (praticamente camminava tra i sedili e le persone sedute) e la mamma, quando lei, rivolta al genitore, ha chiesto di farlo levare, le ha risposto che era solo un bambino che stava giocando. Ok, ma addosso a me????
        Infondo mi danno meno fastidio quelli che lobotomizzano i figli con il tablet… ma si sa, non ho figli, quindi non posso capire cosa si è disposti a fare per un paio d’ore di tranquillità.

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      2. Ho atteso questo momento a lungo perché ero sempre quella che protestava per i bambini quando davano fastidio, ma io non potevo capire. Adesso ho le carte in regola, perché le figlie le ho, ma evidentemente sono una vecchia acida… mah…

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      3. Oppure sei fortunata perché le tue figlie ti ascoltano e sono tranquille.
        Io so soltanto che i miei genitori, quando ero piccola, mi davano delle regole (non dare fastidio agli altri, prima di tutto) ed io le rispettavo perché loro erano i miei genitori e ciò che dicevano non si doveva mettere in discussione. Loro erano grandi ed io piccola.
        Mi illudo che questa regola valga ancora, quella del rispetto verso gli altri (che implica il non dare fastidio), invece adesso che i bambini devono esprimere appieno la propria personalità, senza limitarli con regole ed insegnamenti, è cambiato tutto.
        Ho solo paura di scoprire cosa succederà quando queste persone diventeranno grandi, arriveranno nel mondo del lavoro ed inizieranno ad incassare i loro primi NO. Non saranno mai stati abituati ad abbassare la testa, a stare al loro posto, a cavarsela da sé senza mamma che va a parlare con la maestra che, esasperata, ha osato alzare la voce. Ho paura.

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      4. Io non mi ritengo una mamma modello… anzi… sono un po’ un disastro… ma quando mi accorgo che le piccole non rispettano gli altri mi sento in colpa, non mi metto certo a difenderle…

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      5. E fai bene! Nessuno è perfetto, si sa, ma da quel che scrivi a me sembri una brava mamma perché cerchi di trasmettere alle tue bambine ciò in cui credi. Ed il rispetto per gli altri penso sia tra le cose più importanti, se non proprio la più importante.

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  2. E’ venuto il nervoso a me leggendoti, mi immagino il tuo stato di nervosismo.
    Maleducati i genitori -> maleducati i figli.
    Non dipende dall’età, ma dal fatto di essere maleducati. Si insegna loro a fare i furbi, e non al rispetto delle regole.
    Nei villaggi vacanza, anni fa, ho purtroppo constatato che i più incivili erano sempre gli italiani, mentre inglesi, tedeschi, russi, greci, e compagnia erano tutti ligi alle regole.
    Maleducati anche gli spagnoli, ma sempre meno di noi italiani.
    Che fastidio!

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  3. No dai. Sembri me. A me rispondono uguale, forse perché ho una voce dal timbro deciso, e i miei, di modi, non vanno per il sottile, tipo quando un bambino correndo investe il passeggino con su la mia e nemmeno si ferma o si volta, e men che meno i genitori, che vedono e non si scusano né insegnano a farlo. Tipo le code al parco giochi, tipo mille altre situazioni. Io lì reagisco d’istinto, quindi non ho il tempo d’ingentilire troppo la voce. Ovviamente non uso cattive maniere (altrimenti sarei contraddittoria), ma quel mio piglio troppo energico procura al prossimo un’irresistibile istinto alla difensiva. Noi crediamo che tutti i genitori siano amorevoli e i loro figli amati nel rispetto e per il rispetto, ma in giro c’è di tutto, e certe maleducazioni e mancanza del più banale senso di civiltà non finiranno mai. E’ assurdo ma è così.

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  4. Anche io mi sono dovuta confrontare con coetanei che da sempre sono giustificati e difesi in tutto dai genitori. Un mio ex compagno di scuola veniva mandato regolarmente dalla preside e conseguentamente chiamavano il padre, quest’ultimo diceva “siete voi che siete fascisti!” e con quello ha giustificato gli atti di bullismo che attuava contro miei compagni per anni. Ora quel ragazzo si è trasformato in un adulto borioso e piano di sè. Bel risultato, davvero. GIustificare, anche solo “lasciar andare” non è un’atteggiamento da genitori, così come non è quello di dare schiaffoni ogni due per tre. Non si può dire “tanto poi matura” perché il rischio che invece marcisca è alto. Elena sii contenta di come stai crescendo le tue figlie. A volte gli esempi negativi ci fanno capire di essere sulla giusta strada. Un abbraccio

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    1. Mi hai fatto venire in mente un episodio raccapricciante… due miei compagni di scuola avevano colpito un terzo per ‘scherzare’… questo sì era sentito male ed era svenuto. Poi una volta a casa ha manifestato i sintomi dell’influenza. I genitori di tutti sono stati convocati dai prof in consiglio di classe, e io ero presente in qualità di rappresentante degli studenti. I genitori degli aggressori hanno giustificato in tutto e per tutto i figli, accusando il padre del terzo di inventarsi le cose, che tutto era dovuto all’influenza, secondo loro. Io avevo visto la scena… non sapevo più cosa dire… comunque i due sono stati bocciati (cosa che adesso non so se esista ancora…)

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